Presentato a Venezia il nuovo film di David Lynch: Inland Empire. Pare che sia ancora più folle, incomprensibile e privo di senso (ma perché cercarne sempre uno?) dei film precedenti. Pare che lo stesso Lynch, di fronte alle pressanti richieste dei giornalisti di fornire un'interpretazione del proprio film, abbia spronato ciascuno a interpretarselo secondo le proprie idee, le proprie suggestioni, i propri istinti. Dopo aver passato anni a cercare di decifrare Twin Peaks e Fuoco cammina con me (non so se qualcuno si ricorda la "carmonponzia"...), dopo essermi persa nelle sue Strade pedute ed essermi ritrovata attonita e muta in Mulholland Drive, attraverso gli sterminati campi americani percorsi in Una storia vera (per non nominare le angosce notturne di Velluto blu, o le follie sentimentali di Cuore selvaggio e basta con l'elenco di film!), insomma dopo essermi immersa nel mondo lynchano dall'età di otto anni, ho deciso che ora basta, non mi spremerò più le meningi per comprendere ciò che si cela dietro il visibile, il mistero in cui tutto viene risucchiato, il fantasma che rende irreale ciò che è reale e viceversa. Mi lascerò solo trasportare dalle immagini, dalla musica, dalle atmosfere dense e sognate.
Il problema è: come fare a resistere fino a quando Inland Empire uscirà nelle sale?!
