
Il film si chiama "The Other Boleyn Girl", il regista è un certo Justin Chadwick (che io francamente non conosco), la storia è quella delle due sorelle Anna e Maria Bolena, rispettivamente moglie e amante del re Enrico VIII. Il film sarà un polpettone romantico-drammatico e mi piacerà sicuramente moltissimo. La sfida è questa: chi sarà la più bella del reame? Le sfidanti sono Natalie Portman e Scarlett Johansson. Chi è la vostra preferita? Io non ho dubbi...

Chi? Ma Natalie, ovviamente!
"Mindfuck Empire" è il titolo di una recensione-stroncatura che ho letto su un giornale ceco a proposito di INLAND EMPIRE. L'ho rivisto, finalmente. In lingua originale, finalmente. Imperdibile Grace Zabriskie (la vicina) original sound. Tutta un'altra cosa, insomma. Come sempre.

Mi è piaciuto, di nuovo, ancora di più. Non ho ceduto nemmeno un attimo alla stanchezza, il che per una come me è incredibile. Magie dello zio David.
Comunque non mi starò a dilungare sui misteri dell'impero interno, sulla mente labirintica di Nikki/Susan, nel sul triplo specchio realtà/cinema/mente. No, volevo solo dire un paio di cose sui titoli di coda, che credo di essermi persa quando l'ho visto in Italia. Volevo solo annotare, per me stessa, la presenza della ragazza di Pomona con la scimmietta, di Laura Harring, di Nastassja Kinski e, al pianoforte, di Ben Harper che si vede solo in un nanofotogramma ma, essendo l'uomo di Laura Dern, sono quasi sicura che sia lui. Fantastiche le tipe che ballano e cantano Nina Simone. Il tizio che taglia la legna con la camicia rossa a scacchi che fa troppo Twin Peaks. Nei credits inoltre c'è scritto qualcosa come "addictional back-vocals from Laura Harring and Naomi Watts". In che senso scusate? C'era anche un terzo nome, ma l'ho dimetnicato. Avrei dovuto portarmi un taccuino e scrivere le mie impressioni e le cose che ho notato, ma non volevo fare troppo l'intellettuale lynchofila... Uno dei personaggi polacchi si chiama Janek, come il padre di Ronette Pulaski. Come sempre ci sono un sacco di cose che vorrei scrivere, che avevo notato ma ho già dimenticato. Sarà per la terza visione.

[Questo post non ha né capo né coda, ma non riesco a parlare di Lynch in maniera razionale. E' un po' come se fosse mio padre, capitemi. ]
Mi puzzano di truffa le cose che finiscono. Dove vanno a finire? Dove si nascondono? Dove saranno le persone che non vedrai più? Dove sarano i sentimenti che si consumano? C'è un'aria crespucolare eppure manca ancora un po' di tempo agli addii. Le cose lentamente si consumano e dove andranno a finire? Le persone vanno via - e non è una novità, ma ogni volta mi si spezza qualcosa dentro. La sensazione che si prova salutando qualcuno ed essendo consapevoli di non vedersi mai più. Mai più. Certo, la speranza c'è, ma cos'è la speranza di fronte a chilometri di apatia e impotenza? I ricordi piano piano si appiattiscono in una figurina bidimensionale che puoi al massimo appiccicare sull'album della tua memoria. La terza dimensione si brucia. I messaggi si cancellano per lasciare spazio ad altra vita, vita tridimensionale e più viva. e dove vanno a finire le cose vissute insieme, i momenti belli, i sorrisi e le parole, i giri notturni in bicicletta, gli scherzi, e tutte quelle cose che rendono una persona diversa da una persona qualunque? Dove sono adesso? Dove siamo ora che non siamo più vicini e dove saremo fra un mese, fra un anno?
And suppose I never ever met you... Suppose I never ever saw you...
Non so perché, ho riflettuto un po' ma non mi viene niente da scrivere sul film "Breakfast on Pluto" di Neil Jordan che mi è piaciuto moltissimo. Sarà che sono rimasta troppo stregata dagli occhioni blu di Pat "Kitten" Braden, dalla sua voce sovae e dala sua umanità, maschile o femminile che sia. E' un film intelligente e ironico, delicato e forte, che riesce a trattare due tematiche piuttosto pesanti, come sono la ricerca dell'identità sessuale e il terrorismo, con una leggerezza intelligente e malinconica.

Cillian Murphy è molto bravo nonché di una bellezza incredibile, sia come maschio che come donna. Liam Neeson è tormentato e struggente nella parte di padre/prete.
Sad.

"La double vie de Véronique" di Krzysztof Kieslowski è un film meraviglioso, poetico, intelligente, profondo, affascinante. E' uno dei film più tristi che io abbia mai visto ed è dotato di una delle colonne sonore più belle che io abbia mai sentito (composta da Zbigniew Preisner). Non so perché mi è venuta voglia di parlarne, forse perché stavo ascoltando questa musica ed è tanto tempo che non ho il pacere di guardarlo. La prima volta che lo vidi era una pomeriggio di settembre del 2001, io dovevo decidere cosa studiare all'università e, in un certo senso, questo film mi ha condizionato. Stavo infatti riflettendo se provare a studiare ceco o no e, ascoltando i dialoghi in polacco di questo film, mi dissi che sì, che forse valeva la pena provare. Nella mia ignoranza postliceale, non mi rendevo conto che il ceco e il polacco, pur appartenendo allo stesso ceppo linguistico, sono due lingue molto diverse, soprattutto per come suonano alle orecchie di uno straniero. Fatto sta che mi decisi per il ceco, e il polacco non lo presi neanche in considerazione. Scelte. Ho iniziato a studiare ceco per poter leggere i libri di Milan Kundera in lingua originale. Ora ne sono capace. E quindi? Niente. Le mie scelte sono spesso dettate da motivazioni più o meno futili. Iniziai a studiare all'università, oltre al ceco, il tedesco perché volevo capire i testi degli Einstürzende Neubauten. Ho abbandonato poi questa lingua perché non mi piaceva. Continuo ad ascoltare gli Einstürzende Neubauten senza capire i loro testi. Ho continuato a studiare ceco e mi sono addirittura trasferita a Praga: continuo a leggere i romanzi di Milan Kundera e lo posso fare finalmente in lingua originale. E allora?

Klárka Santa Subito.



Ieri sera concerto delle CocoRosie al teatro Archa, Praga. Concerto molto bello, le due sorelline hanno una voce che spacca dal vivo, e sono così tenere, continuamente si guardano, si sorridono, si sussurrano qualcosa all'orecchio. Un basso, un pianoforte, un'arpa meravigliosa, vari giocattoli e le loro voci, tenere, potenti, fragili, sensuali. Sullo schermo alle loro spalle si alternavano scene di ragazzine isteriche, circoncisioni (o me lo sono sognato?), my little pony e orsetti del cuore. Però forse mi aspettavo qualcosa di più, mi aspettavo un concerto un po' più magico, un po' più intimo... La colpa è sicuramente del fatto che c'era veramente un sacco di gente, che io mi sento una nana in questo popolo di giganti (ovunque mi spostassi c'era semrpe davanti a me qualcuno di dannatamente più alto). Fra gli accompagnatori musicali del duo, un fantastico e occhialuto nerd di nome Tez capace di riprodurre con la bocca praticamente qualsiasi suono, nonché di suonare, semrpe con la bocca, drum 'n bass e varie basi elettroniche, prima del concerto ha fatto una mezz'oretta di assolo ed è stata un'ovazione, sembrava un bambino autistico che si diverte a fare i versi, ma che versi!
(Fra parentesi, perché non so a chi possa mai interessare però lo devo scrivere lo stesso, in realtà l'avvenimento della serata è stato il trovarsi a pochi centimetri di distanza da Milan Cais, ovvero il cantante e batterista dei Tata Bojs nonché, a mio modesto parere, l'uomo più bello vivente in questa nazione. Lo visto e rivisto un'altra volta nel corso della serata e, esendomi trovata proprio di fronte a lui a un certo punto, mi ha guardata e io devo aver avuto una faccia talmente attonita e sconvolta che mi è sembrato di scorgere un barlume di paura nei suoi occhi...)
"Penelope" di Mark Palansky, una favola (post)moderna su quanto l'aspetto esteriore delle cose possa condizionare il nostro rapporto con esse. Penelope, figlia di una famiglia nobile inglese, nasce segnata da una maledizione: a causa del comportamento poco gentile di un suo bis-bis-bis-bis nonno, Penelope nasce con il naso di un maiale. I genitori, inorriditi e stressati, la chiudono in casa, dichiarando alla stampa curiosa che la piccola è morta (e inscendando anche un finto funerale). che cosa spezzerà l'incantesimo? Ovviamente l'amore: quando qualcuno si innamorerà veramente di Penelope il suo muso diventerà un bel musino. La ricerca di questo eletto procede con insuccesso (e con gag esilaranti) poiché tutti i pretendenti scappano alla sola visione del nasetto di Penelope. Il lieto fine è più che ovvio, ma con una piccola sorpresa. Ottimi attori, battute fantastiche, un cameo di Reese Witherspoon (che è anche produttrice) fanno di questa pellicola, leggero e non pretenzioso, un film delizioso e divertentissimo.
"Kunsten a tenke negativt" (qualcosa come "L'arte di pensare negativamente") del norvegese Bård Breien. Geirr è sulla sedia a rotelle da ormai due anni, ma non riesce a rassegnarsi e a misurarsi con il suo destino. Passa le giornate a fumare erba, ascoltare Johnny Cash e guardare film. Sua moglie, disperata, chiama un gruppo terapeutico composto da persone con lo stesso problema di Geirr e dalla psicologa Tori affinché vengano ad aiutare suo marito ad accettare la sua situazione. Pieni di buoni propositi ma ovviamente meno positivi di quanto pensano, i membri di questo gruppo arrivano a casa di Geirr non sapendo di andare incontro ad una serata che cambierà le loro vite. La serata finirà in una sbronza collettiva più una roulette russa memorabile (omaggio a “Il cacciatore” di Cimino, di cui Geirr ha in camera il poster). Un film intelligente e divertete, l’umor nero nordico lascia con l’amaro in bocca.
“Myrin” (“Jar City”)dell’islandese Baltasar Kormákur è un poliziesco nell’atmosfera glaciale e fangosa dei paesaggi islandesi, lande desolate che ispirano silenzio e follia. Le indagini sull’omicidio di un tipo losco vanno a intrecciarsi con il dramma di un uomo che ha perso la figlia di appena quattro anni, morta per un cancro causato da uno strano morbo ereditario. Il film è veramente appassionante e carico di tensione, il finale forse prevedibile, ma il tutto è ben girato e ben recitato.