giovedì, 29 marzo 2007, ore 19:03
farfugliato da Klarka in

 

pep


Permalink * commenti (4) * commenti (4)(popup)





giovedì, 29 marzo 2007, ore 15:07
farfugliato da Klarka in taliani

Sul dizionario online DeMauro - Paravia si trova la lista dei lemmi più consultati dagli utenti. Ecco i primi dieci:

  1. gàt|to s.m.
  2. vo|ca|bo|là|rio s.m.
  3. ag|gio|tàg|gio s.m.
  4. càz|zo s.m.
  5. fì|ga s.f.
  6. ob|biet|tì|vo agg., s.m., var.
  7. fì|ca s.f.
  8. i|dio|sin|cra|sì|a s.f.
  9. ple|o|nà|sti|co agg.
  10. mi|sò|gi|no agg., s.m. 

"Gatto" è il lemma inserito di default all'interno ella finestra di ricerca; "vocabolario" è forse la parola che a qualcuno viene in mente per prima consultando un vocabolario; in quanto ad "aggiottagio", io fino ad'ora non avevo idea di cosa significasse (reato che consiste nel provocare illecitamente il rialzo o il ribasso dei prezzi o dei cambi, spec. attraverso la diffusione di notizie false e tendenziose), ma ora che lo so, non so perché, ma mi sembra una cosa tanto italiana; il motivo della ricerca del lemma "obbiettivo" mi è francamente oscuro (avete qualche idea?); "idiosincrasia" e "pleonastico" mi sembrano belle parole un po' barocche che forse dovremmo tutti usare di più; "misogino" si può sottoporre a due interpretazioni: o è direttamente riferito alla società italiana, oppure una schiera di uomini beoti, apostrofati dalle mogli appunto come "misogini" e non avendo idea del significato di tale parola, hanno pensato bene di andarsela a cercare, e si meritano un "bravi!" per questo sforzo immane.

Quanto al resto. Quanto al resto... anche qui le spiegazioni possibili sono due: o il dizionario on-line è usato prevalentemente da bambini e adolescenti (chi di voi, fino all'età di 14 anni, non è mai andato a controllare sul dizionario l'esatta definizione di "fica" o "cazzo"?), oppure siamo messi proprio male.

p.s. Al 15. posto c'è la parola "ficòlogo". Secondo me a cecarla non è stato qualcuno che abbia meno di 14 anni. Vergogna!!

p.p.s. La "fica" compare ben due volte! W la F! E perdonatemi la volgarità.


Permalink * commenti (8) * commenti (8)(popup)





venerdì, 23 marzo 2007, ore 15:23
farfugliato da Klarka in film, cult


Permalink * commenti (5) * commenti (5)(popup)





mercoledì, 21 marzo 2007, ore 18:40
farfugliato da Klarka in musica, tableaux tchèques

papayaparanoiaIeri sera al Roxy concerto delle giapponesine Papaya Paranoia. Era la seconda volta che le sentivo il concerto (la prima tre anni fa sempre al Roxy) e se la prima volta mi ero scatenata nella danza (e con la birra), questa volta (da più vecchia, saggia e non potendo bere alcol) mi sono invece concentrata nell'ascoltare la musica di questo quartetto ben assortito. La cantante è una prima donna da manga, con kimono postmoderno capelli bianconeri e voce fantastica che ti può sfondare le orecchie. La seconda star è una morettina con frangetta che si dimena allegramente sul palco. La migliore in assoluto è secondo me la batterista, che a braccia forti e tatuate da marinaio coniuga un'espressione che nemmeno Sailor Moon quando le scendeva la goccia accanto al viso. Il quarto infine è una specie di tecnosamurai semibendato che suona la chitarra alternatamente ad uno strumento giapponese il cui nome non mi è noto. Parecchio belloccio, fra l'altro. Musicalmente sono piuttosto caotiche e molto energiche: un misto di elettropunktecnoanni80-90 con qualche punta di canzone in puro stile sigla-di-manga. Insomma fantastiche. La potenza vocale della cantante è sbalorditiva. Lo stile è ovviamente eclettico, anche dal punto di vista estetico: ma in tutto questo caos, regna l'armonia. Quell'armonia dei sorrisi perenni nipponici che un po' mi spaventa ma anche mi affascina.


Permalink * commenti (6) * commenti (6)(popup)





martedì, 20 marzo 2007, ore 13:35
farfugliato da Klarka in vita, tableaux tchèques

Domani è primavera. E oggi nevica.


Permalink * commenti (2) * commenti (2)(popup)





lunedì, 19 marzo 2007, ore 12:03
farfugliato da Klarka in sogni, arte, cult

Alla Fondation Cartier a Parigi sono in mostra per la prima volta le fotografie e i dipinti di David Lynch. Qui potete vedere alcune opere.

1541053

1541008

 

(...e io non ci posso andare. uffa.)


Permalink * commenti (2) * commenti (2)(popup)





venerdì, 16 marzo 2007, ore 12:24
farfugliato da Klarka in libri, cult, tableaux tchèques

hrabal_bohumil_pivoUno dei pochi scrittori cechi famosi anche in Italia è Bohumil Hrabal, autore fra gli altri di "Una solitudine troppo rumorosa", "Ho servito il re d'Inghilterra" e "Treni strettamente sorvegliati" (la cui trasposizione cinematografica di Jiří Menzel vinse l'oscar come miglior film straniero nel 1967). La Mondatori, inoltre, ha recentemente dedicato a Hrabal un Meridiano.
Quest’anno, in occasione dei dieci anni trascorsi dalla sua morte, gli sono stati dedicati numerosi articoli (sulle pagine di Repubblica o del Venerdì, ad esempio) e lo scrittore sembra essere tornato in auge. In Repubblica Ceca è uscito il film tratto dal romanzo “Ho servito il Re d’Inghilterra”, sempre per la regia di Menzel, e anche se le possibilità che esca in Italia sono esigue, una speranza c’è dato il fatto che il libro è stato comunque abbastanza letto e apprezzato, e continua ad essere ristampato regolarmente presso la casa editrice e/o. Del libro ne avevo anche brevemente accennato qui.
Sempre in occasione di questo triste decennale, è stato tradotto in Italia, sempre presso e/o, la particolare biografia che di Hrabal ha scritto lo studioso polacco Aleksander Kaczorowski, che s’intitola “Il gioco della vita” (ed. e/o, traduz.di Raffaella Belletti). E’ un libro molto interessante, non solo per chi conosce l’opera di Hrabal ma anche per chi non la conosce ma potrebbe esserne incuriosito e avvicinarvisi. Kaczorowski ripercorre le tappe fondamentali della vita dello scrittore, dalla sua nascita senza padre alla morte avvenuta in circostanze “misteriose”. Quando è morto, Hrabal si trovava nell’ospedale Bulovka di Praga. Era praticamente immobilizzato a letto. Era solo, le persone più importanti della sua vita erano morte tutte, compresi la moglie Pipsi, il fratello Slávek e l’amico di una vita Karel Marysko. Il 3 febbraio del 1997 Hrabal fu ritrovato morto. Alcuni pazienti dell’ospedale lo videro cadere giù da una finestra. La versione ufficiale sarà che, per dare da mangiare agli uccellini, si era sporto troppo dalla finestra. Ma l’idea corre subito al suicidio; non solo perché è un tema ricorrente nei suoi libri, non solo perché suona veramente strano che un uomo che quasi non riesce a muovere le gambe si alzi dal letto e arrivi fino alla finestra per dar da mangiare agli uccelli; ma forse soprattutto perché Hrabal era arrivato veramente alla fine: era vecchio, stanco, solo, malato, aveva perso le persone più care e così ha trovato anche il modo in cui rendere la sua vita (e la fine di essa) ancora più da romanzo.
Hrabal fece lavori di ogni tipo, dall’agente assicurativo (chi vi ricorda?), all’operaio in un birrificio all’operaio nelle acciaierie Poldi di Kladno (dove solitamente la gente veniva spedita coattamente, ma lui ci andò di sua spontanea volontà). Aveva conosciuto tutti i più importanti letterati e artisti del suo tempo, e lui stesso lo era diventato, potendo finalmente lasciare i suoi mille lavori e dedicarsi solo a ciò che amava di più: la letteratura. Nonostante i problemi con i regime comunista, non aveva mai abbandonato il suo paese, ma non era mai neanche stato un vero e proprio dissidente. In certi momenti la sua pacifica sopportazione del regime era parsa quasi imbarazzante. In realtà Hrabal era probabilmente soltanto uno che voleva scrivere, voleva fare letteratura, voleva raccontare storie, le storie dello zio Pepi, le storie vissute, le storie ascoltate in birreria. Ci è riuscito, perché i suoi libri sono pieni di storie, sono mirabolanti e pieni di invenzioni letterarie e di pezzi di vita, vera, pulsante, reale. E così è stata anche la sua vita, e così è stata anche la sua morte.       

Permalink * commenti (35) * commenti (35)(popup)





martedì, 13 marzo 2007, ore 14:38
farfugliato da Klarka in musica, film, tableaux tchèques

Kraska"Kráska v nesnázích" (il titolo inglese è "Beauty in trouble") è uno dei film cechi più belli che abbia visto negli ultimi tempi. E non solo perché riesce ad essere molto "ceco", facendo vedere, in maniera interessante e intelligente, alcuni elementi dellà società ceca contemporanea, ma allo stesso tempo è un film dal respiro internazionale, che potrebbe sicuramente piacere al pubblico di qualsiasi paese.
E' un bel film sotto vari punti di vista: la regia di Jan Hřebejk ("Pupendo", "Horem Padem") è ottima e la protagonista Aňa Geislerová (sì, quella di Fantaghirò, ma anche di "Želary" o del bellissimo "Návrat idiota") da in questo film il meglio di sé, interpretando magistralmente la parte di Marcela, una donna a cui la vita non sorride, che si trova divisa fra il marito finito in carcere per furto d'auto e un affascinante uomo di mezza età che si innamora di lei e la vuole portare via da tutti i suoi problemi. Per essere esatti, la vuole portare in Toscana, dove da anni vive. Marcela affronta il tutto con una certa leggerezza e con una sensibilità un po' ottusa.
"Kráska v nesnázích" è sempre in bilico fra il dramma e la commedia. E' un film intelligente, che fra le risate lascia una sensazione di amarezza.
Contribuiscono al successo del film (che è stato presentato in cari festival internazionali, fra cui quello di Toronto) le canzoni di Glen Hansard (voce e chitarra dei “The Frames”) e Markéta Irglová (nota pianista e cantante ceca), contenute nel fantastico cd “The swell season”.  

Permalink * commenti (6) * commenti (6)(popup)





domenica, 11 marzo 2007, ore 12:21
farfugliato da Klarka in vita, lost in translation, tableaux tchèques

la_caffettiera_by_principessafavillaEd eccomi di nuovo qui. Avanti e indietro. Indietro e avanti. Senza soluzione di continuità. Ma c'è il sole e sembra primavera, anche se mi fa male la testa. E non mi va di tornare a lavoro. Fumerò una sigaretta seduta alla finestra, guardando la luce e il tizio orrendo che nel balcone di fronte fuma in mutande. Quello che rischio, è sviluppare un'idiosincrasia per questo posto che amo alla follia. Non voglio diventare uno di quegli italiani farlocchi che stanno qui da vent'anni e non fanno altro che infamare i cechi e la Repubblica Ceca e dicono "ah se fossi rimasto in Italia, sarebbe andato tutto meglio...". Non voglio diventare un'immigrata patetica.

Ieri il mio ragazzo mi ha detto "tanto lo so che vuoi tornare in Italia". Ma è vero che voglio tornare in Italia? Mah, se lo dice lui...


Permalink * commenti (17) * commenti (17)(popup)





mercoledì, 07 marzo 2007, ore 22:38
farfugliato da Klarka in film, cult

o "Alice nell'Impero dell'inconscio: da Hollywood alla Polonia, con tanto di conigli"

Soltanto qualche appunto sparso. INLAND EMPIRE è fantastico, francamente non me lo aspettavo così bello. Così tanto. E' di un'intelligenza assoluta. Quasi perfetto dal punto di vista formale. Pieno di trovate geniali e di fascino. Laura Dern è bravissima. Le puttane danzanti sono meravigliose. Questo viaggio nell'impero interno, nel labirinto a piani della coscienza, dell'inconscio, dell'incoscienza. Realtà e finzione e visione, che si intrecciano col vento del sogno.

INLAND EMPIRE


Permalink * commenti (7) * commenti (7)(popup)






Heracleum blog & web tools