Provo a mandare curriculum a destra e a manca, alle agenzie di traduzione, italiane, ceche, francesi, internazionali. Mi trovo in imbarazzo di fronte a richieste del tipo "quale software usi per tradurre?" o "quanto prendi a parola?" o "quante parole traduci al giorno?". Sono una novellina, lo so. Ma da qualche parte si dovrà pure cominciare... L'unica cosa che mi turba è la vaga impressione che in questo campo non ci sia molta solidarietà, che i pesci medi non aiutino i pesci piccoli... Si accettano smentite (v. Nadezhda...). Non so, è molto vago. E' tutto molto vago.
La science des rêves di Michel Gondry. Lo aspettavo da mesi, convint ache sarebbe stato il mio nuovo film preferito. In effetti mi è piaciuto moltissimo: dolce, ironico, ovviamente onirico, ben girato e benissimo recitato (Gael Garcia Bernale e Charlotte Gainsbourg sono veramente fantastici). La dimostrazione che il Surrealismo, anche se in altre forme, è ancora vivo e vegeto. E’ la storia di un giovane che ha dei problemi ha misurarsi con la vita reale e si costruisce un mondo tutto suo, tra il fantastico e il grottesco, all’interno dei suoi sogni; sarà per lui difficile far rientrare in questo suo mondo l’amore ma, a modo suo, ce la farà. Va assolutamente visto in lingua originale, perché non ci si può perdere lo stentato e dolcissimo francese di Gael. Quando appare in uno dei sogni vestito con un costume di peluche da orsetto mi sono quasi commossa dalla bellezza.
Transylvania di Tony Gatlif. Di Gatlif avevo visto “Exil” e non mi era piaciuto per niente, anzi era estremamente irritante e abbastanza noioso. Ma, sarà per le musiche bellissime, sarà per Birol Ünel (vi ricordate il protagonista de “La sposa turca”?) che è veramente bravo e affascinante, sarà che io ho un debole per Asia Argento che qui sembra aver imparato a recitare, questo “Transylvania” mi è piaciuto. E’ una favola nera e folle sulla ricerca di sé e della propria patria interiore, sull’insofferenza e il bisogno d’amore. Da non perdere: Asia Argento, bellissima e vestita da zingarella, che va in bicicletta cantando a squarciagola “Avanti popolo” (la platea di cechi se l’è risa tantissimo); e il cameo di Marco “Morgan” Castoldi (sì, mister Bluvertigo) che interpreta l’antipaticissimo amore perduto di Asia. Anche questo film è da vedere in lingua, anzi in lingue originali: vi si parla rumeno, rom, inglese, francese e italiano.
Paris, je t’aime. Dulcis in fundo, questo bellissimo collage di venti brevissimi film su Parigi e sull’amore. Una Parigi nuova, nascosta, non oleografica, più vera e meno da cartolina di quanto siamo abituati a vederla nei film. L’amore in tutte le sue sfaccettature, tristi, allegre, romantiche, drammatiche, reali e surreali. Fra i registi: i fratelli Coen, Wes Crafen, Walter Salles, Gérard Depardieu, Tom Tykwer, Gus Van Sant. Fra gli attori (uno più bravo dell’altro): Sergio Castelletto, Steve Buscami, Juliette Binoche, Willem Dafoe, Ludivine Sagnier, Maggie Gyllenhaal, Elijah Wood, Natalie Portman, Gena Rowlands. Se ami Parigi, non puoi non amarlo. Ma anche se non la ami… Dalla radio, Anthony Kidies racconta la solitudine dei fattoni losangelini. Non sentivo questa canzone forse da quando avevo diciott'anni.
Io mangio il salame toscano, che a voi potrà sembrare normale o addirittura triviale. Ma per me, qui, è un vero miracolo della natura.
Stasera ho visto un film molto bello e intelligente, che mi ha fatto ridere e quasi commuovere: Shortbus di John Cameron Mitchell. Storie di sesso e amore, ma soprattutto sesso, solitudine e arte e amicizia a New York. Shortbus è un club popolato da gay, transessuali, giovani dominatrici depresse dal nome imbarazzante, sessuologhe che non hanno mai provato un orgasmo, ex sindaci molto saggi e altre strane e meravigliose creature. E' la storia d'amore fra due tenerissimi ragazzi, dell'incapacità di amare e di conciliare sesso e amore e vita. Fra orge, discussioni, tentati suicidi e disperati tentativi di raggiungere l’orgasmo, i personaggi cercano di trovare il loro posto accanto a qualcuno o semplicemente accanto a se stessi. E' un racconto allegro e triste e amaro, con un finale lirico, corale e coloratissimo quasi felliniano, il tutto condito dalla colonna sonora a dir poco fantastica degli Yo la tengo.

Oggi è il diciassettesimo anniversario della Rivoluzione di Velluto. Ho dato una scorsa alle pagine web dei maggiori quotidiani cechi, ma non ho trovato granché. Hanno già dimenticato? Il 17 novembre è diventato soltanto un qualsiasi giorno di festa in cui non si va a lavorare? E sui giornali italiani qualcuno ne parla?
Oblio...