lunedì, 30 ottobre 2006, ore 09:33
farfugliato da Klarka in libri, cult, tableaux tchèques

Finalmente, è stato pubblicato per la prima volta in Repubblica Ceca L'insostenibile leggerezza dell'essere, uno dei libri secondo me più belli e più sopravvalutati della letteratura del Novecento. Bello perché credo sia oggettivamente un bel libro, e sopravvalutato perché a mio modesto parere non è il libro più bello di Kundera. Comunque.
L'insostenibile leggerezza dell'essere viene pubblicato per la prima volta nel paese che ha dato i natali (e non solo) al suo autore, dopo 24 anni che è stato scritto, dopo 22 che è stato pubblicato per la prima volta (in traduzione francese presso Gallimard) e dopo 21 che è stato pubblicato per la prima volta in lingua ceca, ovvero nella lingua in cui è stato scritto (presso la Sixty-Eight Publishers di Škvorecký a Toronto, la casa editrice che pubblicava gli emigranti cechi nel periodo del comunismo). Io definirei questa pubblicazione un evento eccezionale. Almeno per me lo è, visto che iniziai a studiare ceco per poter un giorno leggere questo libro nella lingua in cui era stato scritto. Ma credo lo sia anche per questo paese che finalmente comincia a dimenticare gli antichi rancori verso il “fuggitivo” Kundera (emigrò in Francia negli anni ’70, quando in patria era ormai diventato un nemico e i suoi libri venivano censurati). C’è qui una sorta di contrapposizione fra “il buono” e “il cattivo”, ovvero fra Vaclav Havel, l’intellettuale coraggioso che per i suoi ideali di giustizia e libertà è finito in prigione, e Milan Kundera, che invece ha preferito scappare lasciando il suo paese al proprio destino, continuando ad osservarlo e descriverlo da lontano, al sicuro.
 
“Ho iniziato a scrivere L’insostenibile leggerezza dell’essere (il cui titolo provvisorio era Andare via prima, e Il pianeta dell’inesperienza poi) fra il 1980 e il 1981, ovvero cinque o sei anni dopo che il mio paese è diventato un ricordo. Ho finito di scriverlo nel dicembre del 1982. E’ stato pubblicato per la prima volta in traduzione francese (nella bellissima traduzione di François Kérel) nella primavera del 1984 a Parigi presso Gallimard. Poi nel 1985 in ceco in Canada presso Škvorecký. Dopo poco è stato tradotto in tutte le lingue possibili e ne è stato tratto un film americano, che con lo spirito del romanzo e con lo spirito dei suoi personaggi ha veramente poco in comune. (Dopo questa esperienza non autorizzo più alcun adattamento dei miei romanzi o racconti). Ora L’insostenibile leggerezza dell’essere esce viene pubblicato in ceco per la seconda volta presso la casa editrice Atlantis. Ho voluto che questa edizione fosse senza omissioni e senza errori, in altre parole che fosse l’edizione definitiva, perché avrò appena la possibilità di tornarci sopra. […] Ho voluto che L’insostenibile leggerezza dell’essere fosse accompagnato dalla postfazione di Květoslav Chvatík, la stessa che scrisse 22 anni fa per la prima edizione ceca presso Škvorecký. Subito nella prima frase caratterizza il mio romanzo come “un racconto sull’amore”. Questa caratterizzazione è precisa e certa. E sicuramente non inutile in un periodo in cui tutto ciò che aveva a che fare con il nostro paese occupato tutti gli sguardi erano puntati solo sulla politica. Mi viene in mente Lo scherzo. Nel 1985, 18 anni dopo la sua prima pubblicazione, scrissi una “nota dell’autore” per la nuova edizione francese: “Oggi le incalzanti attualità hanno fatto dimenticare già da tempo la primavera di Praga e l’invasione russa. Grazie a questo dimenticare, paradossalmente, Lo scherzo può tornare ad essere ciò che avevo sempre voluto fosse: un romanzo e nient’altro che un romanzo”. Anche a questo libro non posso augurare niente di meglio.”
 
(Milan Kundera, Nota dell’autore in Nesnesitelná lehkost bytí, Atlantis, Brno, 2006)        

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domenica, 29 ottobre 2006, ore 16:01
farfugliato da Klarka in film

Ho visto un film, si chiama Hostel. Credo che sia uno dei film più stupidi e privi di senso che abbia mai visto in vita mia. Non sono contro gli horror né contro gli splatter, anzi spesso mi divertono, nonché spaventano, nonché piacciono. Ho per esempio apprezzato Saw e addirittura The Texas Chainsaw Massacre (apprezzati nel senso che sono saltata sulla sedia del cinema dalla paura). Ma Hostel proprio no. No no no. L'ho trovato assolutamente stupido, vuoto, caricaturale, idiota, americano. Ok, qualcuno mi dirà che proprio qui sta il trucco: è così tanto stupido, così tanto idiota, così tanto americano da risultare cool. Mhm... non lo so non mi convince.Francamente mi chiedo perché Tarantino lo abbia voluto produrre. Ok che ha la passione per tutto ciò che è trash, ma un conto è il trash dei suoi film un conto sono queste baggianate. No?
Piccola parentesi: oggi una ragazza slovacca mi ha raccontato che dopo l'uscita del film, hanno invitato il regista e Tarantino a Bratislava, i quali si sono pubblicamente scusati per la visione distorta della Slovacchia che hanno dato nel film (oddio, in effetti Bratislava un po' spettrale lo è...); e che dopo questo film, il turismo in Slovacchia è notevolmente aumentato. Turisti in cerca di belle ragazze o di qualcosa di più...?
 

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venerdì, 27 ottobre 2006, ore 14:24
farfugliato da Klarka in vita, lost in translation, tableaux tchèques

(on air: Air, "Talisman")
La città torna a sorridermi con occhi più umani. Cammino per strade in cui non passo da mesi, strade di Staré Město che almeno oggi i turisti sembrano ignorare: Jilská, Zlatá, Husová, Retěžová, Liliová, Betlemské náměstí, Betlemská, Karoliny Světlé, e poi mi ritrovo al Narodní Divadlo, sono già a Nové Město, Ostrovní, Pštrossova, Opatovická e arrivo al mio caffè preferito, il Rybka (pesciolino).
Se un giorno andrò via da questa città sarò orfana. Lo sono già in realtà: una volta partiti non si torna più veramente indietro. Una volta fuggiti non si può più rimanere. Perdi continuamente pezzetti di te, a volte microscopici, a volte giganti, ne trovi degli altri, perderai anche quelli. La tua identità si fa più multiforme, più complessa, ma allo stesso tempo più povera e fragile. Non hai la tua terra sotto i piedi, quella su cui cammini non è una terraferma, è una terra che gira, e tu giri insieme a lei e a volte ti gira la testa. A volte ti giri a guardare , indietro, e vedi ciò che hai lasciato ma senti ciò che hai trovato. Lo senti forte, lo senti veramente tuo.

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venerdì, 27 ottobre 2006, ore 14:06
farfugliato da Klarka in libri, vita, film, cult

"Jules et Jim", forse il caso meglio riuscito di traduzione cinematografica di un libro. Forse uno dei romanzi più belli che abbia mai letto. Forse uno dei film più belli che abbia mai visto. Henri-Pierre Roché l'ha scrtto nel 1953 all'età di 74 anni. Il libro, per i suoi tempi, è di una modernità straordinaria, come anche il film (François Truffaut, 1962).

La crudeltà dell'amore, la spietatezza dei sentimenti, l'impossibilità di restare. Come disse Truffaut "un inno alla vita e alla morte, una dimostrazione dell'impossibilità di combinazione amorosa al di fuori della coppia", ma allo stesso tempo dell'impossibilità della coppia stessa di sopravvivere. Come sempre nella vita, tutto e il contrario di tutto.  

 

jules et jim 


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martedì, 24 ottobre 2006, ore 14:40
farfugliato da Klarka in musica, film, cult

On s'est connu, on s'est reconnu.
On s'est perdu d'vue, on s'est r'perdu d'vue.
On s'est retrouvé, on s'est réchauffé
Puis on s'est séparé.
Chacun pour soi est reparti
Dans l'tourbillon d'la vie.
Je l'ai revue un soir ah la la
Elle est retombée dans mes bras.
 
Quand on s'est connu, quand on s'est reconnu,
Pourquoi s'perdre de vue, se reperdre de vue ?
Quand on s'est retrouvé, quand on s'est réchauffé,
Pourquoi se séparer ?
Alors, tous deux, on est r'parti
Dans l'tourbillon d'la vie.
On a continué à tourner
Tous les deux enlacés.

 


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martedì, 24 ottobre 2006, ore 12:16
farfugliato da Klarka in libri, vita, cult

"L'amour est une sanction que les hommes s'appliquent"

Henri-Pierre Roché, "Jules et Jim"


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lunedì, 23 ottobre 2006, ore 12:39
farfugliato da Klarka in libri, vita, cult

"elle se comporta mi comme une princesse exotique, mi comme une gamine des rues"

Henri-Pierre Roché, "Jules et Jim"


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lunedì, 23 ottobre 2006, ore 11:14
farfugliato da Klarka in tableaux tchèques

Nel fine settimana sono stata a Brno, non proprio ridente città che ha dato i natali a numerosi artisti e letterati cechi, fra cui Milan Kundera il quale però dichiara di essere nato in Boemia, noncurante del fatto che Brno non solo si trovi ma sia addirittura il capoluogo della Moravia (e su questo ci sarebbe da scrivere ben più che un misero post...). Brno è sede della ottima università Masarykova, del birrificio Starobrno, nonché vi si trova la fortezza Špilberk, dove Silvio Pellico ha trascorso un simpatico soggiorno e scritto "Le mie prigioni".

Brno ha un cuore storico un po' scempiato dalla voglia di modernismo, è bella a tratti, e a tratti bruttissima. Conserva delle specificità che forse Praga ha un po' perso, nella sua corsa all'internazionalizzazione. Si dice che i Moravi siano più gentili, aperti e simpatici dei Boemi. In parte condivido: a Brno c'è un'atmosfera più umana e un po' più accogliente, ma forse dipende dal fatto che è una piccola città. Gli abitanti di Brno, in linea di massima, non amano molto Praga; se spinti all'estremo, arrivano addirittura a dirti che Praga è meno bella di Brno. Certo, la bellezza è una questione soggettiva, ma a tutto c'è un limite... I praghesi, invece, vorrebbero far finta di nulla per mostrarsi superiori, ma quando si lasciano un po' andare anche loro disprezzano Brno, che considerano provinciale e insulsa. Gli abitanti di Brno dicono "Pražáci čuraci" (=praghesi teste di c...) e i praghesi dicono "Brno buzerantů plno" (=Brno è piena di froci). Che carini!   


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giovedì, 19 ottobre 2006, ore 13:18
farfugliato da Klarka in musica, blog

Ok. Stavo ascoltando i Muse, per essere più precisi album Black Holes and Revelations, brano Hoodoo. La canzone era sul finire, ed ecco che parte Relax don't do it, when you want to go to it, relax don't do it, when you wanna come

Allora io penso "le possibilità sono due" (come insegna il caro spineless):

1. I Muse hanno preso un pezzo di Relax e l'hanno piazzato in fondo ad una loro canzone per fare i simpatici e/o per tributare un omaggio ad una delle più grandi canzoni della storia del pop (?! eh? Ma che dici?!).

2. Ho scaricato da internet l'ennesimo file pacco, come quando scarichi una puntata di Twin Peaks, vai a guardarla, tutto contento ed emozionato, e al posto dell’agente Cooper ci sono due belle tette e al posto della signora del Ceppo una bella ceppa.

Invece, la possibilità era la terza esclusa: avevo appena aperto un blog che aveva come sottofondo Relax. Ora, io già non è che proprio li adori i blog che appena li apri ti sparano la musica in sottofondo. Lo trovo un po' invadente. Vabbè, ma passi pure, quando è una muischetta magari soffusa e tranquilla. Ma Relax?! Relax? Oh my god...

Ora sto ascoltando la dolcissima Charlotte Gainsbourg e smetterò di leggere blog, per paura di essere aggredita che so... da George Michael, per esempio... aiuto!

 


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mercoledì, 18 ottobre 2006, ore 14:24
farfugliato da Klarka in blog

Da quando ho cominciato a scrivere il mio blog, ho cominciato ovviamente anche ad interrogarmi sulla natura di questo fenomeno, sul senso che ha in sé e sul senso che ha per me, sulle ragioni che possono spingere ad aprire un blog, su ciò che uno si aspetta da esso, sulla funzione e l’utilità (o inutilità) che possa avere. Sono questioni normali, credo che chiunque abbia un blog se le sia poste almeno una volta. Sull’esibizionismo di fondo, non ho dubbi, ma credo che sia (nella maggior parte dei casi), un esibizionismo innocuo, ovvero un semplice desiderio di essere letti, di essere conosciuti, in alcuni casi di essere apprezzati. Credo che tali questioni abbiano un enorme numero di risposte, o forse nessuna.
 
“Perché scrivi un blog?” “Perché sì.”  Punto, e basta.
 
Ma ho letto un post che mi ha un po’ “scosso”. E’ su un blog che ha volte sbircio, ci sono spesso delle trovate intelligenti, delle riflessioni interessanti. Ma sono stata veramente sorpresa dalla quantità di acretudine, rancore, mancanza di rispetto che ho trovato in queste parole. Ora, fermamente convinta che ognuno possa dire quello che gli pare, anche offese, anche cose orribili, perché sostanzialmente sono fatti suoi, quello che però mi interessa è: al di là di tutte le infamate, ha ragione lui?
 
(si accettano suggerimenti e chiarimenti)

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