L'amour en fuite, ultimo capitolo del ciclo di Antoine Doinel. Dove eravamo rimasti? All'amore che trionfa? Beh, allora non ci siamo... O forse sì?
Domicile Conjugal di François Truffaut è il quarto film del ciclo di Antoine Doinel (purtroppo i primi due, quelli sull'infanzia, non sono ancora riuscita a vederli). Se in Baisers Volés si raccontava dell'innamoramento di Antoine e Christine, qui se ne seguono i primi anni di matrimonio, la nascita di un figlio e, ahimé, il tradimento. Avevo adorato Antoine nell'altro film, ma in questo mi è stato abbastanza antipatico, ha assunto la tipica faccia da trentenne parigino stronzetto e la sua sbandata per la giapponesina bella e noiosa mi ha dato un po' sui nervi. Ma niente paura alla fine l'amore (?) trionfa. 
(Pinky Kinky by MultiCurious)
Un po' in ritardo, ma ho visto Thank you for smoking. Nonostante non abbia capito (e forse infatti non c'è da capirlo) se sia pro o contro fumo (forse nessuno delle due, ma vorrei sapere se il regista fuma...), nonostante sia molto ma mooolto „americano“, l'ho trovato geniale. Geniale il protagonista, Aaron Eckhart, che non avevo mai visto in altri film ma è veramente bravo, brava anche quella stronzetta di Katie Holmes, e fantastico il bambino figlio dell'affabulatore del tabacco, come anche il senatore del Vermont con il suo cheddar. Insomma, un bel film, bravi attori. E poi, oddio, il regista Jason Reitman è figlio nientepopodimenoché del mitico Ivan „Ghostbuster“ Reitman: come si fa a non amare questo film?! E non è finita qui: scorazzando in internet ho scoperto che Reitman è nato nel 1946 nell'allora Cecoslovacchia. Idolo!Mosca più balena di Valeria Parrella. Scrittura secca, un po' nascosta, traspaiono frammenti di mare, Napoli e le sue contraddizioni, schegge di speranza e gocce di disperazione. Ma anche un po' di freddezza, non so, come l'impressione che ci sia qualcosa di non detto, di incompiuto, di tralasciato...
Donne e topi di Emiliano Gucci. Sarà che l'incontro me l'ha fatto stare simpatico, sarà che già il suo Sto da cani mi era piaciuto...Mi ha dato un senso di familiarità...sarà anche la realtà fiorentina che ben conosco. Descrive bene le illusioni che ci tengono in vita e come la vita stessa le spezza perché la realtà è sempre più forte... ma senza inutili tragicità, con un senso di quotidianeità sincero e chiaro, luminoso...
La ballata delle prugne secche di Pulsatilla. Notevole la descrizione delle mutande...
Ascolto le Coco Rosie, voci dolci e suadenti, femminili un po' infantili... fantastiche!

Treno, ancora. Cielo grigio e puzza di fumo (nei civilissimi treni tedeschi ci sono ancora le carrozze per i fumatori, grazie al cielo). Vicino a me un tizio, nonostante siano le undici di mattina, mangia serafico un sushi take-away da un contenitore di plastica con le bacchette di legno. Lo vedo però piuttosto imbranato. Puzza di pesce e di sudore, oltre al fumo. Sembra vagamente il tipo di Trainspotting (come ho fatto a dimenticarne il nome?!), quello che usava tirare alla cieca boccali di birra vuoti sulla gente.
Un tizio barbuto e capelluto e cruccofonico siede davanti a me, sembra uscito da una foto di Woodstock, ma solo se Woodstock si trovasse sperso in qualche angolo remoto della Foresta Nera.
Un cruccofono rubizzo mi chiede il biglietto, un altro cruccofono belloccio mi chiede il documento. Io fornisco tutto il necessario, mentre le cuffie bianche del mio i-pod azzurro mi allietano i timpani con la dolce voce del bel Milan Cais che mi dice "Pozvu si planety, jenom ja a ne ty". Finalmente arriva il poliziotto ceco occhio-di-ghiaccio, anche a lui do il documento e almeno gli posso sfornare un bel "Dobry den. Diky". Wow. Sono quasi a casa.
(Sospiro di sollievo)
Passano le ore, le stazioni, e gli alberi. Al posto del crucco di Woodstock ci sono degli slovacchi con la faccia da cosacchi che bevono birra e vodka. Ho appena ascoltato "Bachelorette" di Bjork e ho deciso che è la mia canzone preferita, ho guardato negli alberi attraverso il mio riflesso luminoso sul finestrino, e ho capito di essere grande. Ho capito che non cambierà mai niente, perché quando sei grande, sei così, e basta.
Non è vero. Non è vero che sono grande. Non sarà certo un riflesso negli alberi a persuadermene.
"Battagliero, un concorso al ministero segna la maturità".
Si torna a casa, via da casa... Altro treno, altre rotaie, chilometri e chilometri di rotaie, binari, stazioni, montagne da scalare, dubbi e certezze, aspettative e nostalgie. Ancora una volta via da casa, ancora una volta torno a casa. Riuscirò mai a capire qual'è quella vera?
Il cielo è gonfio, promette pioggia, dopo tutti questi giorni di sole. Domani, che piova o no, sarà un giorno pieno. Io mi sento già piena, e un po' vuota, ovviamente. Contrasto inconciliabile. O forse no.
Per la prima volta ho visto Colazione da Tiffany.

Alla fine Holly e Paul si amano, lei capisce che non deve più scappare e piove, e il gatto, e l'amore. Ma resisterà con lui? O dopo qualche anno, scontenta e frustrata, lo abbandonerà, portandosi dietro il gatto? Perché i film mostrano sempre l'inizio e mai la fine? Oppure la fine, ma non quello che viene prima? La parte più interessante dell'amore è davvero solo l'inizio o, per altri motivi, la fine?